Kalahari
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POPOLI

Tswana.
Si suddividono in varie stirpi, tra le quali le 3 più importanti discendono dai 3 figli del capo Tswana Malope, vissuto nel XIV secolo, che si chiamavano rispettivamente Ngwato, Kwena e Ngwaketse. I primi risiedono nella zona di Serowe, i secondi a ovest di Molepolole e gli ultimi a sud-est del Paese.
I villaggi Tswana sono piuttosto grandi e disordinati, molto popolati; le abitazioni sono capanne di forma circolare costruite intorno ad un “Kgotla”- sala consigliare destinata alle attività comuni ed ad altre capanne destinate a vari esercizi commerciali. Ogni famiglia ha generalmente tre capanne ciascuna, una quale abitazione principale nel villaggio, una nei campi e la terza quale ricovero degli animali. Anche se adesso la nuova economia ha fatto sì che siano cambiati i criteri di valutazione, tradizionalmente il benessere di una famiglia veniva valutato in capi di bestiame, allevato su terra di proprietà del villaggio ed assegnata per l’utilizzo a ciascuna famiglia.

San (Boscimani o Basarwa).
Questa antichissima etnia, di cui tanto si è scritto, abitava l’Africa già 3.000 anni fa, ma purtroppo ciò non ha mai portato loro alcun beneficio. Sono stati fagocitati dal mondo moderno ed attualmente sono trattati come cittadini di second’ordine sia in Botswana che nella vicina Namibia. Questo antichissimo ed affascinante popolo abitava in completa integrazione ed armonia con il deserto; ora i cambiamenti hanno rotto questo legame relegandoli all’ultimo posto della scala sociale a svolgere i lavori più umili. Un tempo i San erano nomadi che si spostavano in piccoli gruppi famigliari, sopravvivendo di caccia e pesca. Non avevano capi né un sistema gerarchico, né le decisioni potevano essere individuali, tutto veniva deciso di comune accordo all’interno del gruppo: nulla però veniva imposto e chi non si sentiva d’accordo poteva andarsene senza tensioni nella comunità. Le comunità potevano variare numericamente molto a seconda che il periodo fosse prospero oppure no, con gruppi molto folti nel primo caso e gruppi decisamente ridotti nel secondo caso, quando era necessario sparpagliarsi per poter sopravvivere. La lingua dei Boscimani appartiene al gruppo khoisan ed ha dei caratteristici schiocchi che la differenziano da ogni altro dialetto parlato nel Paese, avvicinandola a quella di altri gruppi Bantu come gli Ndebele. Oggi dei 50.000 San ancora presenti la maggior parte vive in Botswana, un altro considerevole gruppo in Namibia mentre altre piccole comunità sono sparse tra Sudafrica, Angola, Zimbabwe e Zambia. Oggi solo circa 2000 San vivono di caccia e sono nomadi, gli altri sono impiegati in fattorie a custodire il bestiame. Molti sono lasciati alla deriva tra alcool ed elemosina ai bordi della società. E’ amaro che un popolo tanto affascinante la cui storia sia stata tanto a lungo studiata, oggi abbia un destino così crudele.

Kalanga.
Anche se la maggior parte di questa etnia, imparentata con gli Shona, ora vive nel vicino Zimbabwe, resta la seconda etnia del Botswana, anche grazie al fatto che questo paese è scarsamente popolato. Vengono considerati i discendenti del popolo dell’impero di Rozwi, sconfitti e dispersi dagli Ndebele verso il 1830.

Mbukushu e Yei.
I Mbukushu, già originariamente tribù fluviale, vivono nella regione del Delta dell’Okavango; in origine tuttavia vivevano nella zona del Caprivi, in Namibia, dalla quale furono costretti a fuggire nel XVIII secolo in seguito alle pressioni dei Lozi.
Gli Yei, che anticamente vivevano nelle valli del Chobe e del Linyanti anche loro si spostarono più verso sud fino al lago Ngami in seguito alla fuga dei Mbukushu. Entrambi i gruppi etnici oggi si sono mescolati ai Tawana. Nella regione del Delta abitano ancora molti Yei, che vivono essenzialmente di caccia e pesca.

Herero.
Questa etnia viene notata per i pittoreschi abiti delle donne, lunghi ed eleganti, in stile Vittoriano: questo tipo di abbigliamento è diventato il loro segno di distinzione tribale, mentre all’inizio fu imposto dai pudichi missionari tedeschi sul finire del 1800. Questo gruppo etnico, probabilmente originario dell’Africa Orientale o Centrale, attraversò la regione del delta dell’Okavango per passare nella Namibia. Da qui il gruppo si divise e si spostò in varie aree di questa regione, continuando a muoversi non appena entrava in conflitto con altre etnie. Un gruppo si spinse nel Kaokoveld, nella Namibia Nord-occidentale, dove diede origine al gruppo degli Himba.
Con l’arrivo dei coloni tedeschi alla fine del 1800, immancabili tensioni fecero sì che gran parte degli Herero nomadi e dediti all’allevamento del bestiame fuggissero in Botswana. Stabilitisi all’inizio tra i Tawana, dai quali erano soggiogati da un rapporto di clientela, riuscirono a riavere la loro indipendenza e ad allevare un certo numero di capi di bestiame. Oggi sono tra i coltivatori più ricchi del paese.

ARTE

ARCHITETTURA: L’architettura dei villaggi Tswana con i loro edifici formati da una palizzata-ntlo che circonda una casa-daga. Queste abitazioni sono prevalentemente costruite con un impasto di mattoni e terra dei termitai, che vengono fissati con una malta composta da terriccio e letame. I pali che sostengono i tetti, ricoperti di paglia, vengono ricavati da alberi robusti e flessibili. Il tetto terminato viene poi impregnato di olio e cenere affinché non venga infestato dalle termiti. Nei luoghi ove mancano i termitai vengono usate canne fermate da un impasto di fango e letame. L’esterno delle capanne viene poi decorato con tinture naturali che le rendono molto particolari. Escludendo eventi atmosferici violenti ed imprevedibili un tetto può durare sino a 15 anni mentre una capanna raggiunge anche i 30 anni.

LINGUE E LETTERATURA.
La lingua ufficiale è l’inglese, ma moltissime sono le lingue indigene che hanno conservato una tradizione orale sino all’arrivo dei primi missionari: Gli antichi miti e le leggende dei San, degli Herero, dei Tswana sono arrivate sino a noi come eredità tramandata oralmente. Per questa ragione la letteratura del Botswana non è molto fiorente; consigliamo tuttavia la lettura dei romanzi della scrittrice, Sudafricana di nascita, ma Botswanese di adozione essendosi trasferita da moltissimi anni in questo paese, Betsie Head. I suoi libri prendono ispirazione dalle condizioni di vita nei villaggi africani e descrivono benissimo la bellezza della sconfinata natura circostante.

ARTIGIANATO.
Cesti: utilizzati per scopi pratici quali contenere cereali, sono di fattura raffinata con figure evocative ad ornamento. La procedura di produzione è alquanto lunga si parte dalla fibra della palma Mokolane che viene fatta bollire a lungo, con tinte naturali sulle tonalità del marrone ricavate da radici, funghi, sorgo, ocra, argilla, letame. Dal prodotto della bollitura si ricavano delle strisce che successivamente vengono attorcigliate su se stesse intorno ad una base di rami ed erba.
Tessuti: drappi, tappeti, coperte, fatti con lana Kazaku, ora vengono prodotti con mezzi moderni e fondono insieme temi africani a temi europei. Quasi la globalità della produzione viene realizzata da Cooperative.
Intagli: dal durissimo legno del mopane si realizzano sculture e gioielli.
Ceramiche: ora prodotte con metodi moderni da diversi laboratori ma che mantengono forme e decorazioni tradizionali. Quelle originali venivano costruite con il metodo della spirale.
Bambole: le donne Herero sono molto abili nel cucire bambole di tessuto.
Braccialetti: i San creano bracciali e collane con semi e perline, nonché borse di pelle sempre decorate con perline

RELIGIONI.
Le prime religioni tribali si basavano sul culto degli avi, che potevano essere contattati solo dal capo della famiglia. Tutta la vita scorreva scandita dai riti, credendo che vi fosse un essere supremo e creatore estraneo all’ordine delle cose terrene e che si doveva venerare con riti propiziatori di rispetto degli avi. Questi gruppi erano poligami, ma la prima moglie era quella che aveva maggiore visibilità sociale: solo i suoi figli infatti ereditavano le proprietà del padre mentre a lei ed alla sua famiglia andavano i capi di bestiame. Con l’arrivo dei missionari e la graduale conversione al cristianesimo queste usanze vennero abolite.

ECONOMIA
Il Botswana ha ottenuto l’indipendenza nel 1966 ed è considerato uno dei miracoli dell’Africa: è uno Stato pacifico, esente da gravi problemi razziali, governato da una democrazia parlamentare multipartitica e con un reddito pro capite piuttosto alto rispetto alla media africana. Il Pula è fra le valute più forti dell’Africa ed il tasso di crescita economica è fra i più elevati del mondo. L’andamento positivo dell’economia è dovuto in parte alla stabilità del Governo ed in parte alla ricchezza geologica del territorio, che contiene, nella formazione detta Karoo, sotto il Kalahari, giacimenti di diamanti. Se si esclude l’allevamento di bovini, a causa della presenza di tante zone desertiche, l’agricoltura non ha una parte rilevante nell’economia.


 

 

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