
STORIA
LESOTHO
Il popolo dei sotho viveva nell'alto veld dell'Africa meridionale almeno dal X secolo d.C. Nel XVI secolo, giunse nella zona corrispondente all'odierno Lesotho, dove si mescolò con i Khoisan e diede vita ad alcuni piccoli regni. I vari gruppi intrattenevano rapporti commerciali tra loro e con altri popoli; il grano e le pelli venivano scambiati con il ferro proveniente dalla zona del Transvaal, l’allevamento e l’agricoltura erano i capisaldi dell’economia di questo popolo. All'inizio del XIX secolo fecero la loro comparsa i mercanti bianchi, che iniziarono a barattare perline di vetro con capi di bestiame. Arrivarono poi i voortrekkers (pionieri boeri) con il conseguente aumento della richiesta di terre da pascolo. Nello stesso periodo il consolidamento e l'espansione dello stato zulu aveva dato il via a una serie di atti di violenza in tutta l'Africa meridionale (vd paragrafo Storia del Sudafrica). L'assetto sociale del Basotho meridionale, relativamente poco organizzato, riuscì a sopravvivere a questo periodo di gravi sconvolgimenti, grazie alle eccezionali qualità politiche del re Moshoeshoe il Grande, che riuscì a fondare un potente regno riunendo la sua gente. Di fatto il popolo dei basotho si formò ufficialmente verso il 1820, quando Moshoeshoe radunò le tribù sparpagliatesi in seguito alle incursioni degli Zulu: prima il Re condusse la sua tribù alla roccaforte montana di Butha-Buthe, dove stabilì la base della resistenza contro re Shaka Zulu; successivamente avviò una politica di assistenza ai rifugiati della difaqane a patto che questi si impegnassero nella difesa del suo popolo. Trasferto il suo quartier generale a Thaba-Bosiu, a una trentina di chilometri dall'odierna Maseru, in cima ad una collina facile da difendere, respinse le ondate di invasori. Preoccupato dalla minaccia dei boeri, Moshoeshoe cercò il sostegno degli inglesi ma questi, preoccupati dal canto loro per il potere del Re, sferrarono contro di lui un attacco che non ebbe alcun esito. Dopo la sconfitta degli Inglesi, i boeri avanzarono pretese su queste terre, provocando, nel 1858, una guerra tra il Libero Stato d'Orange ed i basotho (vinta da Moshoeshoe) ed un secondo conflitto nel 1865, con il quale Moshoeshoe perse gran parte delle pianure occidentali. Di fronte alla crescente pressione dei boeri, nel 1868 Moshoeshoe fece porre la regione sotto la protezione del governo britannico, ma così facendo perse una consistente porzione di territorio.
Nel 1871, l'anno seguente alla morte di Moshoeshoe, gli inglesi cedettero il controllo della zona alla Colonia del Capo. Una delle prime mosse del nuovo governo fu la riduzione del potere dei vari capi tribali. Agli inizi del XX secolo in Sudafrica aumentò l’afflusso di lavoratori migranti ed il Basotho ebbe maggiore autonomia. Nel frattempo si costituirono i primi partiti politici: nacquero così il Basotholand Congress Party (BCP) ed il Basotholand National Party (BNP). Le prime elezioni del 1960, per il Consiglio Legislativo, furono vinte dal BCP, la cui priorità era l’indipendenza totale dalla Gran Bretagna. Le parti raggiunsero un accordo che prevedeva l’indipendenza definitiva a partire dal 1966, tuttavia le elezioni del 1965 furono vinte dal BNP il cui capo Jonathan divenne il primo premier dello Stato indipendente del Lesotho. Nel 1966 il Basotholand ottenne l'indipendenza e cambiò il proprio nome in Lesotho, sotto la sovranità simbolica di Re Moshoeshoe II. Il governo di Jonathan fu impopolare e, quando questi perse le elezioni, nel 1970, non accettò la sconfitta, sospese la costituzione ed esiliò il re mettendo al bando i partiti dell’opposizione. Il 20 gennaio 1986 Jonathan fu deposto con il colpo di stato del generale Lekhanya; Moshoeshoe fu reintegrato come Capo di Stato ma la calma fu breve. In seguito alle continue dispute tra il Re ed il capo del golpe, il Re fu deposto e prese il potere suo figlio. Nel marzo del 1993 si svolsero le elezioni per l'Assemblea Nazionale: tutti i 65 seggi furono vinti dal Basotho Congress Party e Ntsu Mokhehle, il capo del partito, assunse la carica di primo ministro. Nella prima metà del 1994, il re Letsie, figlio di Moshoeshoe II, sciolse il parlamento e si proclamò capo dello stato e detentore del potere sia esecutivo sia legislativo. Questa azione suscitò l'unanime condanna della comunità internazionale e di fronte alle forti pressioni diplomatiche Letsie ripristinò il governo costituzionale ed abdicò in favore del padre. Alla fine del 1995 Moshoeshoe perse la vita in un incidente d'auto e gli succedette ancora una volta Letsie. Il primo ministro Ntsu Mokhehle formò il partito indipendente Lesotho Congress for Democracy (LCD); le elezioni si tennero nel 1998, e da molti fronti si levarono proteste per i brogli del LCD, che vinse con una stragrande maggioranza. Le tensioni si acuirono finchè, nel settembre 1998 il governo si rivolse ai partner del trattato della Southern African Development Community (SADC), Botswana, Sudafrica e Zimbabwe, chiedendo aiuto per ripristinare l'ordine. Le truppe, in massima parte sudafricane, entrarono nel paese; i militari ribelli opposero una tenace resistenza e violenti scontri ebbero luogo a Maseru. Le nuove elezioni parlamentari, indette inizialmente per il 2000, furono rimandate al 2001 e poi al 2002. Il Lesotho Congress for Democracy vinse ed il primo Ministro Pakalitha Mosisili iniziò il suo secondo mandato di cinque anni. Oggi la democrazia ha raggiunto un livello di stabilità accettabile, tuttavia il Paese continua ad essere uno dei più poveri della regione. A questo si deve aggiungere il fatto che in Lesotho vi è il tasso di diffusione dell'Hiv più alto al mondo.
SWAZILAND
Nello Swaziland orientale gli archeologi hanno scoperto resti umani risalenti a 110.000 anni fa, ma la popolazione swazi è arrivata in queste zone relativamente da poco tempo. Nel corso della grande migrazione bantu nell'Africa meridionale, intorno al 500 d.C., un clan nguni si insediò nei pressi della moderna Maputo, in Mozambico, fondando la dinastia dei Dlamini. Verso la metà del XVIII secolo, le pressioni da parte di altri clan costrinsero il re Dlamini Ngwane III, a condurre il suo popolo a sud, nell'odierno Swaziland meridionale, nei pressi del Pongola River. Questa divenne la prima terra degli Swazi, che oggi considerano Ngwane III il loro primo re. Il re successivo, Sobhuza I, istituì una base nella Ezulwini Valley, che rimane anche ai nostri giorni il centro della corte e dei rituali swazi. Il re che ascese al trono in seguito, re Mswazi, fu un grande guerriero e un acuto diplomatico e riuscì ad arricchirsi e a rendere sicura e ben affermata la nazione swazi entro il 1868.
Lo Swaziland, a partire dalla metà del XIX secolo attrasse una folla eterogenea di grandi cacciatori bianchi, mercanti volubili, ferventi missionari e allevatori affamati di terre in cui far pascolare il loro bestiame. Il successore di Mswazi, Mbandzeni, sovrano debole ed incerto, si trovò a dover gestire un regno in cui imperversavano avventurieri di ogni sorta. Durante questo periodo molta terra del paese fu alienata agli europei mediante la stipulazione di contratti d'affitto, e gli Swazi dovettero assistere alla progressiva riduzione del loro territorio. Nel 1877 gli inglesi si impadronirono del territorio, la Swaziland Convention del 1881 garantì l'indipendenza della nazione sulla carta, ma i suoi confini vennero notevolmente ridotti, mentre l’indipendenza si dimostrò essere soltanto formale: dopo la seconda Guerra anglo-boera, lo Swaziland diventò ufficialmente protettorato britannico.
Nel XX secolo la proprietà della terra diventò una minaccia per la sopravvivenza della cultura swazi, dato che i re swazi erano considerati dai sudditi i custodi del regno. Con un'ampia parte del regno in mani straniere, re Labotsibeni incoraggiò gli swazi a riprendersi la terra, molti emigrarono in Sudafrica per guadagnare lavorando nelle miniere. Gradatamente la terra ritornò al regno, sia perché acquistata direttamente dagli swazi, sia perché restituita dal governo britannico; al momento dell'indipendenza del 1968 circa i due terzi del regno si trovavano nuovamente sotto il controllo swazi. Il governo britannico, durato per 66 anni, fu rovesciato pacificamente e lo Swaziland ereditò una costituzione per gran parte elaborata dagli inglesi. Tuttavia nel 1973 re Sobhuza II sospese la Costituzione sulla base del fatto che non rispecchiava la cultura swazi. Quattro anni più tardi il parlamento redasse una nuova costituzione che investiva il re di tutti i poteri. A Sobhuza, che aveva garantito la sopravvivenza del proprio Paese e della cultura del suo popolo, successe nel 1986 re Mswati, che continua ancora oggi a mantenere il potere e a rappresentare la tradizione. Egli governa il paese con l'aiuto di un Consiglio dei Ministri, un piccolo gruppo di consiglieri. Nel paese ci sono pochi segni di dissenso, e la maggior parte degli swazi sembra essere impegnata a mantenere le proprie tradizioni malgrado le spinte verso la modernizzazione provenienti dall'esterno.
I partiti di opposizione rimangono illegali, anche se nel 1995 vi furono delle rivolte studentesche ed a uno sciopero generale, in seguito al quale ci fu un indebolimento del potere del re. Nel 1997 i capi di Mozambico e Sudafrica hanno tenuto dei colloqui con il re il cui tema principale era proprio il processo di democratizzazione dello Swaziland.
L'Aids costituisce una seria minaccia per lo Swaziland. Nel 2000, il re Mswati ha ordinato ai suoi uomini di seguire il suo esempio e quello delle sue sette mogli e di sottoporsi al test dell'HIV. Nel febbraio 2004, Re Mswati III ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, a causa della grave siccità che ha colpito il paese e delle gravi perdite inferte dall’AIDS. Il nuovo primo ministro, Themba Dlamini, nominato in novembre, deve affrontare una pesante situazione di crisi.