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GOVERNO
Il Malawi è una Repubblica di tipo presidenziale. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente eletto a suffragio diretto per 5 anni e anche capo del governo, quello legislativo dall'Assemblea Nazionale. Dal 1994 la nuova Costituzione ha aperto al multipartitismo.

ECONOMIA
Il Malawi è prevalentemente agricolo; l’agricoltura rappresenta il 95% dei suoi guadagni in valuta e da lavoro al 90% della popolazione. L’agricoltura è divisa in due settori – quella industriale e quella di sussistenza. La prima produce la maggior parte delle esportazioni. La seconda fornisce prodotti per il consumo interno come: il granturco, il cavava, la segala, le arachidi e la frutta. Tabacco, tè, caffè e zucchero sono i principali prodotti d’esportazione.
Circa il 30% del territorio nazionale è ricoperto da foreste con essenze pregiate quali il teak, il mogano e il cedro; il legname viene lavorato in varie segherie, come a Blantyre e a Zomba; comunque lo sfruttamento forestale potrebbe venire largamente potenziato.
Quanto all'allevamento del bestiame, è attività di una certa consistenza solo nelle alte e medie terre del centro e del nord; prevalgono i caprini e i bovini, nonché i volatili da cortile. Discretamente importante è pure la pesca, che viene principalmente praticata nel lago Malawi e in minor misura negli altri laghi.
Lo sviluppo dell'economia è fortemente frenato dalla pressoché assoluta mancanza di risorse minerarie, limitate in pratica a un po' di marmo e di altri materiali da costruzione. Quasi interamente di origine idrica è l'energia elettrica prodotta grazie alla realizzazione di alcune centrali, specie di quelle sul fiume Shire.

RELIGIONE
La maggioranza della popolazione del Malawi è di religione cristiana e appartiene in genere a una delle chiese protestanti fondate dai missionari alla fine del XIX secolo. Ci sono musulmani nel nord del paese, specialmente lungo il Lago Malawi, discendenti di quei mercanti di schiavi arabi che operavano in quest'area. Oltre alle religioni di stato, molti abitanti continuano a mantenere i loro credo animisti tradizionali.

LINGUE
Tutti i diversi gruppi etnici malawiani possiedono una propria lingua o dialetto. I chewa sono il gruppo più nutrito e la loro lingua, chiamata chewa o chichewa, è quella comunemente usata in tutto il paese. La lingua ufficiale è l'inglese che è molto diffuso, in particolare nelle città, ma talvolta anche in remote aree rurali. Tra le altre lingue del Malawi, ci sono il tumbuka, parlato nel nord da circa 500.000 persone, e lo yao, parlato nel sud da circa 600.000 persone.

LETTERATURA
Come la maggior parte dei paesi africani, il Malawi possiede una ricca tradizione orale. Dall'indipendenza, è emersa una nuova generazione di scrittori. Durante il regime di Hastings Banda, molti dei migliori artisti del paese furono mandati in esilio fino alla metà degli anni '90. Non sorprende quindi che l'oppressione, la corruzione e l'abuso di potere siano temi comuni per molti di loro. La maggior parte di questi autori scrive in inglese e quasi tutti i loro lavori sono pubblicati in inglese. Tra i poeti malawiani più importanti figurano Frank Chipasula e Steve Chimombo, la cui opera più acclamata è The Rainmaker. Tra i romanzieri più noti vi sono Legson Kayira, i cui resoconti di viaggio in Africa quasi autobiografici ottennero vasti consensi negli anni '70, e Sam Mpasu, che a causa dei suoi libri fu rinchiuso in prigione per alcuni anni.

ARTE / ARTIGIANATO
Tra gli artisti malawiani che hanno ottenuto riconoscimenti per la loro opera sia in patria sia all'estero vi sono Cuthy Mede (probabilmente il più celebre), Kay Chirombo, Willie Nampeya e Louis Dimpwa, i quali realizzano sculture in pietra e in legno, batik e dipinti.
La musica e la danza tradizionali sono profondamente radicate nelle funzioni sociali del Malawi. La maggior parte delle tribù possiede danze e melodie proprie. Tra gli strumenti musicali vi sono quelli a percussione, come l'ulimba, un tamburo che si tiene nelle mani ed è ricavato dalle zucche, i giganteschi tamburi cerimoniali ricavati da tronchi d'albero e il mambilira, simile allo xilofono occidentale. I danzatori legano alle braccia e alle gambe varie raganelle e sonagli chiamati maseche. La più importante danza tradizionale malawiana è il Gule Wa Nkulu, della tribù dei chewa, influenzata dalle credenze animistiche indigene e collegata alle attività delle società segrete.

POPOLI
La popolazione africana del Malawi è tutta di origine bantu. I principali gruppi etnici ('tribù') sono i chewa, che dominano la parte centrale e meridionale del paese; gli yao, anch'essi stanziati nel sud; e i tumbuka, del nord. Ci sono anche comunità molto piccole di asiatici ed europei distribuite in prevalenza nelle città.

CHEWA
I Chewa sono oggi la più grande tribù del Malawi e la loro lingua è la lingua franca della nazione e viene parlata anche nei paesi limitrofi.

I Chewa sono una tribù matriarcale, questo significa che la linea ereditaria è tramandata attraverso la madre. Credono in un solo Dio, cui attribuiscono caratteristiche femminili ma quando la Divinità è vista come re della nazione può avere caratteristiche maschili.
La Divinità collabora con le generazioni di gente passate, che sono riconosciute come gli antenati.
Gli antenati possono essere di vari tipi:
· Il primo gruppo sono spiriti reali e sono le generazioni passate di re e regine che hanno regnato sul Paese. Hanno particolari poteri nell’intercessione con Dio; in riguardo alle piogge e il benessere della Nazione.
· Il secondo gruppo sono gli spiriti della famiglia o gli spiriti domestici, che rappresentano i defunti della famiglia e aiutano la comunità nel senso più ristretto della parola, come per la fertilità e il benessere personale e altri bisogni. Questi spiriti sono benefici e avranno cura dei viventi sia a livello territoriale sia a livello domestico.
· Il terzo gruppo sono gli spiriti maligni, cioè le persone che non hanno seguito le regole degli antenati e si erano perse sulla cattiva strada. Rimangono fuori della comunità e sono visti dai viventi come dei liberi professionisti del male. Non saranno mai chiamati ad unirsi alla comunione degli spiriti.
Nella tradizione, tutti gli antenati sono maestri di moralità e aiutano la gente a vivere come hanno vissuto loro. Il loro messaggio esprime un concetto molto umano. Partecipano alle varie sequenze della vita e in cerimonie, dove (tramite i balli dei Gule Wa Nkulu) spiegano il loro messaggio di moralità.

Tutto il mondo spirituale dei Chewa è rappresentato con un’enorme varietà di maschere, sono circa diecimila, che vengono usate, durante i Gule Wa Nkulu, per spiegare un modo di vita ed illustrare il loro concetto di moralità.
Le maschere illustrano: gli spiriti reali, gli spiriti domestici e gli spiriti malvagi, il cui esempio non va seguito. Servono da caricatura a ciò che il mondo reale dovrebbe essere e sono usate per rappresentare fisicamente il mondo degli spiriti.
Alla nascita un individuo è introdotto ai valori della società. Il processo d’apprendimento sarà molto lungo, accompagnato da una serie di rituali che inizia con la nascita, la pubertà, ruoli di comando, il matrimonio per arrivare, in fine, all’esperienza della morte. Il tragitto della vita umana, non è altro che cercare di vivere come gli antenati.
Il susseguirsi di cerimonie aiuta la gente a crescere psicologicamente, fisicamente e spiritualmente nella comprensione di questo culto. Non va dimenticato che questa società è stata introdotta da poco alla scrittura e tutta la loro cultura veniva trasmessa oralmente attraverso questi riti.
I Chewa hanno un codice estremamente elaborato espresso in queste maschere, dove ognuna rappresenta un fatto e trasmette un messaggio specifico di questo codice di comportamento. Ad ogni esibizione le maschere usano una varietà di codici, di colori, di materiali, di pelli, di costumi, di canzoni e di balli mirati al messaggio che vogliono trasmettere per aiutare l’individuo ad essere un Chewa, una persona moralmente giusta, e vivere come avevano vissuto gli antenati.

Riti di passaggio nella vita dei Chewa.
Nella cultura tradizionale tutta la vita era scandita da vari passaggi segnati con cerimonie specifiche. Si ripete costantemente il tema della rinascita ad una nuova vita. Spesso il passaggio veniva indicato con la scelta di un nuovo nome per l’individuo.

La nascita.
Con la nascita si entra nel mondo degli umani, cioè l’uscita dal mondo degli spiriti dove l’embrione si era sviluppato nell’utero. Dall’utero il nuovo essere vivente accetta di apparire nel mondo esterno. La nascita non significa per i Chewa che il neonato è un essere umano completo, questo stato si raggiunge solo poco alla volta. Lo spirito si trasforma con il tempo in essere umano, è già lì al tempo del concepimento ma ci sono altri elementi che lo costituiscono e questi sono il sangue della madre, la struttura ossea o la forza del padre, c’è l’ombra, il respiro, tutti elementi che appaiono al momento della nascita. Alla nascita il bambino sarà protetto dalla casa come lo era dall’utero materno e solo dopo otto giorni il piccolo può uscirne ed essere introdotto alla famiglia della madre e del padre. Durante le varie cerimonie il piccolo sarà lavato, rasato, riceverà un nome, sarà unto e in ultimo sarà simbolicamente passato sul focolare domestico per simboleggiare che è ancora molto vulnerabile.
Le cerimonie saranno completate solo dopo quattro mesi dall’interruzione dei rapporti sessuali tra i genitori. Il contatto sessuale verrà ristabilito con la simbolica cerimonia di passare per la seconda volta il piccolo sul focolare, segno che i genitori possono tornare ad una vita normale. Il ripristino simbolico dei rapporti sessuali ha l’effetto di dare al bimbo la forza del padre e trasformarlo in un bimbo vero. Da questo punto in poi, se dovesse morire, può essere sepolto in un cimitero avendo raggiunto lo status di piena umanità.

Riti d’Iniziazione
Lo stadio seguente nei rituali della vita di una persona è il periodo in cui sia i ragazzi sia le ragazze raggiungono la pubertà. Essendo i Chewa una società matriarcale, si mette più enfasi sulle ragazze che sono considerate l’elemento stabile della società.
Con l’arrivo della pubertà le ragazze sono sottoposte a riti d’iniziazione individuali, ma quando si raggiunge un numero sufficiente di giovani che hanno completato il primo passo, ci sarà una cerimonia ufficiale, che comprende vari stadi, in cui parteciperanno tutte insieme.
Nel primo stadio sono chiuse in una casa detta ZIMBA che simboleggia l’utero materno. Da questo grembo simbolico rinasceranno come donne adulte. Durante il ritiro nella casa attraverso indovinelli e proverbi verrà spiegato loro il nuovo stato in cui si trovano e il rispetto delle regole igieniche che dovranno seguire dalla loro prima mestruazione.
Durante le varie cerimonie pubbliche le ragazze subiranno un funerale simbolico durante il quale sarà rivolto loro un invito a rinunciare ad un comportamento infantile. Per correggere tale comportamento gli insegnanti reciteranno scene dell’adolescenza facendo vedere alle fanciulle quale è il comportamento giusto da assumere. Alle ragazze verrà insegnato il ballo che procede il contatto matrimoniale e le canzoni che lo accompagnano.
Le ragazze faranno un bagno purificatore che esprime la necessità di curare l’igiene personale, specialmente durante il periodo mestruale. Pitture corporali ed un elmetto posto sulla testa delle ragazze simboleggiano l’inizio della mestruazioni e della fertilità, saranno usati i tre colori simbolici, il rosso, il bianco e il nero. Con il proseguire dei riti le ragazze riceveranno un secondo elmetto che copre l’intera testa, che simboleggia il raggiungimento della completa maturità sessuale, la testa verrà rasata: ora la ragazza può diventare una madre. I nuovi capelli e il nuovo nome che le verrà imposto indicheranno che è una persona nuova pronta ad affrontare una nuova vita.
Anche i maschi hanno una loro cerimonia d’iniziazione, attraverso la quale sono introdotti nei Gule Wa Nkulu, un’organizzazione che ha la funzione di agire da tramite tra gli esseri umani e gli spiriti e rappresenta la loro entrata nel mondo degli adulti. Viene spiegato ai ragazzi il significato delle maschere, la struttura che governa il sistema dell’organizzazione e il loro uso nei vari rituali. Il Gule wa Nkulu appartiene esclusivamente al mondo degli uomini. Il ruolo maschile è quello di occuparsi dei rituali funebri e dei rapporti con il mondo spirituale in contrasto a quello femminile che è di curare le nascite, la gestazione e i bisogni fisici della comunità. I ragazzi fanno il loro ritiro nella foresta, in contrasto con quello delle ragazze che si svolge nel villaggio a simboleggiare i loro diversi ruoli nella vita. Nel bosco i giovani incontrano i Gule, uomini mascherati. I ragazzi si sottometteranno ad una forma di battesimo tuffandosi con gli occhi bendati tra le maschere, che riveleranno loro il mondo degli adulti. Dovranno affrontare un lungo periodo di studio per imparare le materie e i simboli dei Gule Wa Nkulu. Sarà loro insegnato il vocabolario segreto che viene usato solo per le cerimonie d’iniziazione. Mentre si sottomettono a questo processo di apprendimento viene spiegata l’importanza di mantenere un segreto. Una gallina verrà ammazzata davanti a loro a testimoniare che se riveleranno qualsiasi cosa della cerimonia moriranno come il volatile.
Il pollo verrà poi cotto e condito con medicine tradizionali e fatto consumare dai ragazzi per rincuorarli e dare loro la saggezza degli antenati. Una volta compiuto questo ciclo, i ragazzi si presenteranno di nuovo di fronte alla comunità che darà loro il benvenuto e il capo villaggio e i parenti li accetteranno formalmente come adulti. Progrediranno da studenti di primo grado seguendo una scaletta di varie iniziazioni che li porterà ad assumere sempre più responsabilità nei propri villaggi, alcuni diventeranno dei capi dei Gule del villaggio.

Il Matrimonio
Tradizionalmente l’iniziazione era parte del matrimonio o più esattamente si concludeva con le nozze, oggi le due istituzioni si sono separate perché l’età dell’iniziazione è stata abbassata grazie alla concorrenza con la scuola. Come risultato la gente si sposa più tardi di qualche anno fa. Il processo di unire due famiglie in matrimonio è ormai normalmente una cerimonia indipendente.
Ci sono varie transazioni che devono essere svolte da parte dei tutori dei futuri sposi. Per prima il ragazzo chiede allo zio materno più anziano di scrivere una lettera formale di richiesta per la mano della ragazza. Una volta che il giorno è stato fissato e la casa è pronta, la famiglia dello sposo lo accompagnerà alla casa della sposa dove sarà accolto dall’altra famiglia. Lo scambio dei soldi sigla l’unione, specialmente nei casi in cui si devono ancora risolvere dei contenziosi. Le due famiglie mangiano insieme consumando il cibo che hanno preparato l’uno per l’altra famiglia.
Se il matrimonio sarà benedetto in chiesa, ci saranno i preparativi per la cerimonia religiosa e dopo di che ci sarà un’ulteriore festa nel villaggio.
I matrimoni, di solito, si svolgono alla fine della stagione della secca, un periodo in cui la gente inizia a zappare e preparare il terreno: questo permette ai suoceri di giudicare se il genero, che sta entrando nella famiglia, è un lavoratore. Lo metteranno alla prova nel campo e decideranno se è una persona che può dare dei figli alla famiglia. Man mano che progredisce la gestazione e crescono i raccolti nei campo i genitori daranno alla figlia un focolare e una pentola dicendole che da quel momento deve cucinare per il marito, in quanto non è più loro responsabilità. Durante l’ultimo mese di gestazione la coppia è chiamata per una cerimonia speciale in cui verrà insegnato alla donna cosa fare al momento del parto e sarà preparata per il gran giorno in cui diventerà madre. Il marito viene istruito in riguardo alla diminuzione dei rapporti sessuali e in merito alla cura del neonato.

L’investitura a Capo
Uno degli stadi che non è sperimentato da tutti i membri della comunità è l’insediamento a capo o l’elevazione al rango di anziano. Questo viene concesso ad alcuni individui e dipende dalla loro genealogia e dalla loro affinità al gruppo famigliare. Chi deve diventare futuro capo villaggio si deve sottomettere ad un’iniziazione molto speciale, una volta che la famiglia o le varie famiglie si sono accordate sulla persona, che deve essere riconosciuta dall’autorità tradizionale o dal gran capo che con una cerimonia gli concede il beneplacito.
Il giorno in cui ci sarà l’insediamento, il candidato si nasconde nel bosco dove verrà poi simbolicamente catturato e gli verrà messo sulla testa un pezzo di stoffa per simboleggiare il ritorno all’utero materno. Lo portano in una casa per una notte, durante la quale gli verranno impartite istruzioni su cosa significa guidare la comunità, essere umili, essere disponibili per l’intero villaggio senza favorire nessuno in particolare. Durante la veglia notturna il capo verrà nutrito con “la saggezza degli antenati” sotto forma di un volatile. Il pollo gli sarà servito con la condizione di consumarne la carne senza rompere le ossa, che simboleggiano l’unità del villaggio. Dopo poche ore di sonno, sarà presentato al pubblico sotto un velo che di nuovo simboleggia l’utero materno. Verrà insediato sotto l’albero ancestrale e la comunità gli potrà dare gli ultimi consigli.
Un anziano elevando una zucca piena di birra pronuncerà il nome del nuovo capo, simboleggiando l’unione con gli anziani e con gli spiriti degli antenati che confermano la sua posizione. Varie persone si fanno avanti a parlare; mettendo degli spiccioli in un piatto, lo accuseranno di varie malefatte che avrebbe potuto aver commesso nella sua vita passata e che ora vogliono che cambi, gli rammentano i suoi doveri.
La cerimonia si conclude con i membri delle società mascherata (Gule Wa Nkulu) che verranno ad impartire i consigli degli antenati sotto forma di vari balli.

Investitura dello sciamano o Zinganga
L’investitura viene data a chi ha la vocazione del guaritore o del chiaroveggente, lo zinganga, usando il nome Chewa, che occupa una posizione molto importante nella società.
Il guaritore ha il dovere d’interpretare gli spiriti. Se qualcuno s’imbatte nella sfortuna o nella malattia spesso deve consultare uno sciamano perché scopra il motivo del suo malessere. La causa del male potrebbe dipendere dal fatto che non sia stato osservato il MUAMBO, le regole degli antenati, impartite attraverso i balli delle società mascherate. La mancata osservazione di queste regole può offendere gli antenati che possono reagire punendo il colpevole con una malattia. Il ruolo dello zinganga è scoprire quello che si deve fare per placare gli spiriti degli antenati e per guarire dalla malattia. Oppure il male potrebbe essere causato da persone malintenzionate, spiriti maligni. Lo zinganga deve cercare di individuare il talismano giusto per proteggere contro i maligni, cosa per di più difficilissima. Ci sono varie medicine che possono essere usate, per prevenire la malattia o respingere il male derivante dalle persone con cattive intenzioni. Le medicine possono proteggere sia l’individuo sia la comunità. Sono confezionate con varie radici e conservate in corni. Questo è uno dei motivi per cui molte delle maschere sono decorate con dei corni, le medicine venivano tenute al loro interno. Ci sono anche medicine che servono ad individuare le streghe, per leggere nel futuro o nel passato. Non tutti gli sciamani hanno questo dono, è un lavoro per specialisti. Spesso usano uno specchio o un piatto con l’acqua, dove possono leggere il futuro e il passato o per scoprire il responsabile della malattia del paziente.

La sacerdotessa della pioggia.
I Banda, la più antica delle due etnie dei Chewa è simboleggiata dal nero e dalla nuvola pregna di acqua. A questo ramo della tribù spettava il compito dei riti per chiamare la pioggia. La persona che chiama la pioggia per eccellenza è la MWALI. La Mwali Makewano, il suo nome completo, è la “richiamatrice della pioggia” ed era considerata la moglie del medium spirituale di Dio, in quanto non le era permesso di sposarsi con un essere umano perché riservata a Dio.
La sacerdotessa aveva il privilegio di entrare nella pozza sacra quando si sentiva ispirata da Dio e lì con la zucca riempita d’acqua e il sacro bastone d’ebano dava inizio al ballo per la pioggia che avrebbe attirato dal cielo le nuvole che avrebbero portato la fertilità e rinvigorito gli umani e la terra.
La persona di Mwali era talmente legata al tempo atmosferico e alla pioggia che non le era permesso radersi la testa, i suoi capelli lunghi erano sistemati in complicate acconciature. Non le era neppure permesso tagliarsi le unghie. Non doveva indossare nessun ornamento rossastro, così perline e i vari ornamenti erano tutti in colori freddi senza la minima traccia di rossi. Caratteristica particolare di Mwali erano le conchiglie IMPANDI, come insegne della sua posizione. In passato questi articoli erano ricercati come emblemi di status molto elevato. Mwali doveva avere due di queste conchiglie, una sul petto e una sulla schiena.
Appena la Mwali aveva iniziato il rituale della danza della pioggia, appariva il suo divino marito nella forma di un mostruoso serpente chiamato THUNGA. Il mitico serpe poteva avere la forma di varie specie di serpenti, però principalmente era quella di un pitone con delle macchie sui fianchi, più corto di un normale pitone.
Questi erano i rappresentanti di Dio, che avrebbero portato la fertilità. Nella pozza Mwali e il serpente Thunga, si sarebbero congiunti in un coito rituale che avrebbe portato sia la pioggia sia la fertilità alla terra

Il rito funebre.
Il rito più importante di un Chewa è il rito del funerale, questo celebra l’ultimo atto della vita umana e il ritorno nel mondo degli spiriti per diventare un antenato e avere cura dei propri figli e nipoti. Dopo la morte quest’esperienza si sviluppa in vari stadi.
Il primo è la sepoltura stessa che avviene il giorno dopo il decesso, seguita da due altre cerimonie, una dopo tre mesi e una dopo un anno.
La sepoltura inizia con il lavaggio del corpo, la fabbricazione della bara e la sistemazione del corpo nella bara. I vari membri della famiglia vengono ad esprimere le condoglianze, i danzatori in maschera rappresentano gli spiriti ancestrali che vengono a mostrare la partecipazione degli spiriti per la gente in lutto. Il corpo è esposto fuori dell’uscio di casa. Vari membri della famiglia si alzano per parlare e fare un panegirico sulla vita del defunto. Se il morto è una persona molto importante e c’è una cerimonia d’iniziazione femminile in corso, le ragazze si sistemano attorno al corpo, sedute in braccio ai loro tutori. Poi viene la tumulazione propria del corpo, la bara è portata al boschetto dove la tomba è stata scavata in anticipo. Prima che il corpo sia calato nella fossa ci saranno alcuni balli delle maschere che manifesteranno il loro dolore. Dopo che la tomba è stata ricoperta, le ragazze vi balleranno attorno per fare vedere che riceveranno la benedizione della fertilità grazie all’intercessione dell’anima della persona che sta iniziando il suo viaggio verso il l’aldilà.
Il giorno seguente un piccolo recinto sarà costruito intorno alla tomba per contenere lo spirito del defunto, in modo che non sia tentato di tornare ma che si sistemi nella sepoltura. Il piccolo recinto ha la forma di una casa così il defunto non ha più bisogno della sua dimora al villaggio ma si accontenta di quella che gli hanno costruita al cimitero. Poco dopo c’è una cerimonia di purificazione di tutti i parenti del deceduto con una rasatura ufficiale dei capelli.
La gente non strettamente imparentata può tornare a casa e riprendere la vita normale, mentre i parenti stretti devono osservare un periodo di lutto stretto di tre mesi .
Al momento della morte lo spirito rimane, l’ombra sparisce, la persona ha perso il respiro ma il sangue materno e la forza paterna sono ancora i componenti corporali di un essere umano. Solo poco alla volta, la decomposizione li disintegra e li fa tornare alla terra.
La tomba è stata circondata dal recinto e dopo tre mesi si nota che la parte centrale del cumulo sprofonda, questo è il segno che la trasformazione del corpo è stata completata, è l’ora della seconda serie di riti funebri. Le donne ritornano nella casa del defunto e incominciano le loro lamentele, i membri dei Gule Wa Nkulu circondano la casa per dimostrare la partecipazione degli spiriti. Si terrà una cerimonia di rasatura dove tutte le donne e parte degli uomini, parenti del defunto, saranno rasati. La vedova o la persona rimasta, sarà rasata e il fazzoletto nero che portava in testa sarà bruciato e sostituito con un altro per simboleggiare “che non è ancora giunta l’ora per risposarsi, deve completare il periodo di lutto”. Dopo la cerimonia ci sarà birra e si terranno di nuovo dei balli e un banchetto.
Passati altri nove mesi si tiene l’ultima cerimonia che segna la liberazione della moglie e degli ultimi che ancora portavano il lutto. Durante questa cerimonia, dopo un anno, la casa del defunto sarà demolita. Per primo rimuoveranno l’erba dal tetto e poi le travi e infine abbatteranno i muri. L’ultima memoria del morto è sparita! La casa non gli serve più. La vedova o il vedovo si toglie il velo e ora si può risposare.
I beni del deceduto saranno divisi tra gli anziani. La cerimonia termina con un ballo dei Gule Wa Nkulu che continuano a spiegare gli insegnamenti degli antenati ai famigliari.
Questa cerimonia è veramente importante perché celebra il ritorno del morto nella comunità.
I primi tre mesi dopo la morte sono un periodo di trasformazione. Una volta che tutto quello che si poteva purificare è sparito, lo spirito può tornare libero. Dopo un anno è tempo che torni a casa sotto forma di antenato protettivo, che vive tra i suoi cari.
Così durante questa particolare cerimonia l’anima del defunto è richiamata, ormai libera e amichevole.

Identificazione delle etnie attraverso le maschere.
All’interno della composizione Chewa il gruppo dei Banda è identificato dal colore nero ed è simboleggiato anche con la nuvola nera, che rappresenta la vita e la fertilità. Nelle cerimonie mascherate troviamo un numero di maschere che sono di colore nero, marrone scuro e grigio, indicando con ciò che il concetto che le maschere esprimono, deriva originariamente dai Banda.

La gente Malawi, la cui parola significa fiamma di fuoco, viene chiamata anche Phiri, dalle montagne da cui si dice provengano, ed è identificata dal colore rosso. Una parte abbastanza numerosa delle maschere sono rosse per enfatizzare il rapporto con il fuoco o la gente del fuoco. I Malawi o Phiri erano legati al fuoco e alla lavorazione del ferro, erano anche i detentori del potere temporale il cui emblema era lo sgabello del re conosciuto come il Karonga, fatto di metallo fuso ed era il simbolo principale della regalità associato con il calore e con il fuoco.

Il gruppo dei Banda, con una presenza più antica sul territorio cercava di difendersi dall’accentramento politico dei Malawi creando nuove maschere, appunto rosse, in modo da insultare e screditare il potere dei Malawi.
Quest’episodio storico si riferisce al periodo del XIII; XIV e XV secolo, ma la storia si ripete ed il fenomeno delle stesse maschere rosse o di altro colore simile, come il rosa, furono create al tempo del periodo coloniale. La gente rossa non sono più i Malawi ma rappresentano gli Europei, i nuovi invasori che cambiano le politiche e interferiscono nella tradizione Chewa. Lo stesso succede con i missionari che arrivano dai paesi occidentali e incominciano attraverso il proselitismo ad interferire con la cultura locale.
La tradizione delle maschere continua e ancora oggi sono usate come codice per criticare i politici africani moderni ed esprimere opinioni che magari possono essere considerate troppo pericolose per essere espresse apertamente. Il potere politico è rappresentato dal rosso, dal rosa, o anche con il colore giallo.

 

 


 

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