Le banconote del paese
La home page del Malawi

Storia
Le prime tracce di umanoidi in Malawi risalgono a circa tre milioni di anni fa. Nel 1993 nel nord ovest del Paese lungo le coste orientali del lago dei paleontologi hanno scoperto la mandibola di un Homus rudolfenis, questo è l’unico frammento conosciuto del primo Malawiano.
Sulle sponde del Lago Malawi sono stati rinvenuti i resti di più recenti insediamenti umani risalenti a circa 100.000 anni fa. I reperti indicano che questi ultimi appartenevano alla stessa popolazione che abitava gran parte di questa regione dell’Africa, pigmei dalla pelle rossastra, un incrocio tra i boscimani, che si stavano spostando verso sud cacciati dal nord Africa e le popolazioni negroidi del bacino del Congo. In seguito, essi sfruttarono le loro capacità per realizzare fantasiosi dipinti rupestri, simili a quelli che si possono ammirare a Chenchere. Somigliavano molto ai Khoi’San del deserto del Kalahari e la tradizione li ricorda come Akafule o Batwa (= Piccola Gente). Quando due di loro si incontravano, uno chiedeva all’altro: “Dove mi hai visto?”e l’altro rispondeva, con studiata cortesia: “Ti ho visto da lontano”.
Nel II secolo d.C. inizia la lenta ma inesorabile migrazione della gente Bantu, sempre dal bacino del Congo: essi conoscevano il ferro e si dimostrarono superiori alla popolazione originaria sia nell’agricoltura sia nella guerra e infine divennero gli assoluti dominatori.
Verso il V secolo d.C. inizia la migrazione dei Banda, un popolo Bantu, che si stabilisce intorno al lago entrando in conflitto con i piccoli Akafule. Il popolo dei piccoli pigmei viene eliminato e completamente assorbito dai nuovi arrivati.
All’originale migrazione dei Banda si aggiunge quella dei Phiri, un altro popolo Bantu, che con il tempo si sono fusi formando un’unica società. La leggenda racconta che i Phiri o Malawi siano originari di una montagna chiamata Kapirimtiya, nella catena dei Monti Dzalanyama, che si trovano ad ovest di Lilongwe, dove si dice Dio abbia posato i primi uomini ed animali sulla terra. A testimoniare l’evento si possono vedere delle impronte che sembrano umane, impresse sulla roccia. Dalla fusione dei Banda e dei Phiri nacquero i Chewa, che nel sedicesimo secolo, fondarono l’importante impero del Maravi all’estremità meridionale del lago, che si estese fino alla zona centro meridionale dell’ odierno Malawi sino ad oltre il fiume Luangwa nel moderno Zambia e parte del Mozambico centrale. Essi commerciavano con i portoghesi dislocati sulla costa e addirittura fornivano loro guerrieri mercenari per le campagne militari. Per secoli l’impero prosperò, ma forse, la mancanza di minacce esterne indebolì la struttura politica centralizzata dello stato che lentamente si sciolse in una federazione di piccoli regni con deboli legami tra di loro. Verso la metà del XIX secolo arrivarono nella regione due nuovi flussi migratori. I primi erano gli Angoni provenenti dal Sudafrica. Erano una tribù che fuggiva dalla feroce onda di conquista di Shaka Zulu. Non esitavano, però, ad implementare la stessa ferocia dei loro nemici contro le popolazioni che trovavano sul loro cammino. Il secondo flusso erano gli Yao, una tribù originaria della zona intorno al fiume Rovumba, che oggi segna il confine tra la Tanzania e il Mozambico. Questa gente da anni aveva contatti con gli arabi e i portoghesi della costa, si erano convertiti all’islam e conoscevano l’uso delle armi da fuoco. Si stabilirono nella parte meridionale del paese attorno al lago, nell’area di Blantyre e Zomba, dove commerciavano in avorio, pelli e rame con gli Swahili, sulla costa orientale dell’Africa; tuttavia la loro attività principale era quella di catturare gli schiavi per soddisfare la sempre crescente richiesta di esseri umani per le piantagioni di Zanzibar. I Chewa, nome con cui sono ora conosciuti i discendenti dei Phiri e dei Banda, avevano perso il loro spirito combattivo e la capacita di unirsi contro il nemico comune. I nuovi arrivati avevano praticamente annientato quello che rimaneva del fiorente impero Maravi.
Il corso della storia del Malawi era destinato a cambiare quando l’esploratore e missionario scozzese David Livingstone fu bloccato dalle rapide di Cahora Bassa durante il suo viaggio lungo lo Zambezi nel 1859. Egli fece deviare verso nord il suo piccolo battello a vapore, il Ma Robert, imboccando un affluente, lo Shire, che lo condusse a vedere per la prima volta il leggendario lago di cui aveva tanto sentito parlare, il Malawi. Estremamente colpito da quanto aveva visto, Livingstone tornò due anni dopo a quello che aveva chiamato “il Lago delle Stelle”. Nonostante i cattivi rapporti con la popolazione indigena e la malaria, molti missionari scozzesi fondarono missioni e conventi nel Paese, ma nella maggior parte dei casi morirono di febbre e ottennero pochissime conversioni tra gli africani. Per quanto fossero stati scarsi i risultati da loro ottenuti, i missionari aprirono la strada ad avventurieri e mercanti di ogni risma che contribuirono a rendere il Malawi molto appetibile facendone una potenziale terra di conquista. La colonizzazione iniziò nel 1878 con l’arrivo della Livingstonia Central African Mission Company, una società scozzese il cui scopo era sviluppare una rete fluviale nell’Africa Centrale e introdurre il commercio. Nel giro di venti anni l’intero continente fu diviso in zone d’influenza, senza nessun riguardo per le etnie che venivano cosi divise. Il governo britannico dichiarò le Shire Highlands protettorato nel 1889 e ampliò le sue proprietà fino a includere gran parte del territorio sul lato occidentale del Lago Malawi, battezzando la colonia ‘Nyasaland’.
La Missione Livingstonia fu fondata in memoria di Livingstone a Capo Maclear, fu poi stabilita definitivamente nel 1894 all’estremità settentrionale del lago, in un’area caratterizzata da una bellezza naturale fuori dal comune anche per gli standard del Malawi. Altre missioni furono fondate in quella che successivamente divenne la città di Blantyre e sull’isola di Likoma.
Il XX secolo vide la felice conclusione della lotta contro la tratta degli schiavi, il fiorire di piantagioni di cotone e tabacco e dell’agricoltura basata sulla piccola proprietà che oggi è uno dei punti di forza dell’economia del Paese. Contemporaneamente crebbero le aspirazioni politiche: all’inizio del 1900, il reverendo John Chilembwe organizzò la prima vera azione contro l’occupazione inglese conducendo un attacco a una grande tenuta che si concluse con la morte del suo amministratore bianco. Le autorità coloniali schiacciarono la resistenza e non si ebbero altri importanti moti per l’indipendenza fino agli anni ‘50.
Gli Inglesi unirono il Nyasaland alla Federation of Northern and Southern Rhodesia (oggi Zambia e Zimbabwe), una mossa che aggravò il risentimento contro il governo coloniale. Dopo l’annuncio della nascita della federazione, nel 1944 si formò il Nyasaland African Congress, guidato dal dottor Hastings Banda. L’anno successivo, le autorità coloniali dichiararono lo stato d’emergenza, imprigionarono Banda e scatenarono la loro ira mietendo 52 vittime tra gli africani. L’opposizione tuttavia continuò, rafforzata dal rilascio di Banda nel 1960. Gli Inglesi presero accordi con Banda per le elezioni, che si tennero l’anno seguente e finirono con una schiacciante vittoria del leader nero e del suo partito (oggi chiamato Malawian Congress Party). Poco dopo, la federazione della Rhodesia e del Nyasaland fu sciolta e il Malawi ottenne l’indipendenza nell’ambito del Commonwealth nel luglio del 1964, quando per la prima volta nella storia della nazione un africano, il Dr. Hastings Kamuzu Banda divenne Primo Ministro. Banda si dimostrò però un governante dispotico.
Gli stretti rapporti con il Sudafrica portarono alla costruzione della nuova capitale, Lilongwe (quella precedente era Blantyre), che fu terminata nel 1975. Le prime elezioni dopo l’indipendenza si tennero nel 1978 e furono una farsa. Verso la fine degli anni ‘80, divenne sempre più chiaro che Banda aveva nelle mani il sistema politico, il partito al governo e l’economia del paese. All’inizio degli anni ‘90, l’opposizione al governo totalitario di Banda crebbe, stimolata dalla fine della Guerra Fredda e dall’esaurirsi degli aiuti economici ai paesi satelliti dell’Occidente. Banda fu costretto a fare approvare una nuova Costituzione che impone il limite dei due mandati presidenziali quinquennali.
Oltre l’80% degli elettori andò al voto nel referendum indetto nel 1993, esprimendosi in maggioranza a favore di un cambiamento. Nonostante una breve minaccia di golpe, l’anno successivo si tennero elezioni pluripartitiche. Bakili Muluzi, un musulmano di Machinga, nel sud del paese, divenne il nuovo presidente. Muluzi fece immediatamente scarcerare i prigionieri, ristabilì la libertà di parola e di stampa e abolì il coprifuoco notturno. Far funzionare una democrazia pluripartitica non è stato facile, con un’economia minata dall’inflazione, un altissimo tasso di disoccupazione, i problemi di malnutrizione della popolazione e l’aumento della criminalità. Tuttavia, nonostante i problemi del paese, Muluzi ha nuovamente ottenuto più del 50% dei voti nelle elezioni presidenziali del 1999.
Nel luglio 2002 il Parlamento ha respinto un emendamento costituzionale che avrebbe dovuto garantire a Muluzi il terzo mandato consecutivo. Nonostante le manifestazioni di protesta fossero state vietate, in quello stesso ottobre è nata una nuova formazione politica, il Forum per la Difesa della Costituzione, cui hanno aderito anche tre parlamentari del partito di governo (United Democratic Party). E ancora, nel febbraio 2003, il Malawi Congress Party ha ribadito la propria ferma opposizione a qualsiasi emendamento che tentasse di prolungare il mandato presidenziale oltre la scadenza del 2004. Le elezioni del 2004 hanno visto l’ascesa, pur tra molte polemiche, di Bingu wa Mutharika. Tra i compiti più urgenti del neo eletto presidente, le riforme economiche per risollevare la debole economia del paese.

 


 

Francobollo
Bandiera
Statue
Artigianato
Mappa

Informazioni sul Malawi
La cultura del Malawi
Il territorio del Malawi
La flora e la fauna del Malawi