
La Namibia è una repubblica indipendente la capitale è Windhoek, centro di tutte le funzioni amministrative e di governo.
Il paese è suddiviso in 13 regioni: Caprivi, Erongo, Hardap, Karas, Khomas, Kunene, Ohangwena, Okavango, Omaheke, Omusati, Oshana, Oshikoto, Otjozondjupa
Giorno di Indipendenza: 21 marzo 1990
Sistema legale: basato sulla legge romano-olandese e sulla Costituzione del 1990
Libertà di religione.
• Esecutivo:
Capo dello Stato: Presidente Sam Shafishuna NUJOMA (dal 21 marzo 1990): NB: il Presidente è sia Capo di Stato che Capo del Governo
Capo del Governo: Presidente Sam Shafishuna NUJOMA (dal 21 marzo 1990)
• Legislativo:
Legislatura bicamerale costituita dal Consiglio Nazionale (26 seggi, 2 membri scelti da ogni Consiglio regionale per un termine di 6 anni) e dall'Assemblea Nazionale (72 seggi, membri eletti per voto popolare, per un termine di 5 anni).
• Giudiziario:
Corte Suprema (Giudici nominati dal Presidente su raccomandazione della Commissione di Giustizia).
ECONOMIA
L’economia si basa sull’industria mineraria (diamanti ed altri minerali tra i quali il prezioso uranio), la pesca, l’allevamento ed il turismo. Dipende fortemente dall'estrazione e la lavorazione dei minerali destinati all'esportazione. L'attività mineraria costituisce il 20% del PIL. La Namibia è il quarto più grande esportatore di minerali non petroliferi in Africa e il quinto più grande produttore di uranio al mondo. Ricchi depositi alluvionali rendono la Namibia una fonte principale di diamanti da gioielleria di alta qualità. La Namibia produce anche grandi quantità di piombo, zinco, stagno, argento e tungsteno. Circa la metà della popolazione dipende dall'agricoltura per la propria sussistenza (per la maggior parte agricoltura non commerciale). L'economia della Namibia ha forti legami con il Sudafrica. Il turismo invece è una voce sempre più importante che negli ultimi anni ha visto trasformarsi l’immagine di questo paese in un luogo elitario di meta turistica alla moda.
Una preziosa risorsa naturale è il guano, utilizzata come fertilizzante, la cui storia inizia nel 1800 quando il capitano di una nave americana scoprì enormi colonie di uccelli marini ed i loro accumuli di escrementi al largo della costa della Namibia.
RELIGIONE
La religione principale, circa 80 %, è quella cristiana in particolare quella luterana, però la presenza portoghese in Angola ha lasciato anche qui una tradizione cattolica nell’area centro nord. Il resto della popolazione non cristiana sono le etnie locali, che proseguono le proprie tradizioni animiste per lo più incentrate sul culto degli avi, specialmente nella parte settentrionale del Paese.
LINGUE
La prima lingua della maggior parte delle popolazioni indigene è un idioma bantu (Ovambo, Herero, Caprivian) oppure un idioma khoisan (khoikhoi, damara o un dialetto san). Molti toponimi che iniziano con “O” tipo “Okhandja”, “Omaruru”, “Otjiwarongo” derivano dalla lingua Herero. I dialetti khoisan sono caratterizzati da schiocchi, suoni difficili per gli Europei, che generalmente hanno difficoltà nell’apprendimento di queste lingue. Gli schiocchi si ottengono premendo la lingua su parti diverse della bocca a seconda del suono che si vuole ottenere.
Al conseguimento dell’indipendenza, si decise di adottare l’inglese come lingua ufficiale della Namibia. La scelta, piuttosto strana, è derivata dal ragionamento secondo il quale, poiché l’inglese era la lingua madre solo del 2% della popolazione namibiana, la stragrande maggioranza dei cittadini sarebbe stata ugualmente svantaggiata. Inoltre l’inglese è la lingua dei commerci internazionali, perciò questa scelta non poteva che essere utile allo sviluppo del Paese. L’afrikaans è comunque una lingua ancora molto utilizzata da più di 100.000 persone: la maggior parte dei coloni e dei Basters parlano infatti afrikaans come prima lingua.
POPOLI
Ovambo: costituiscono il gruppo etnico più numeroso e si suddividono in 12 gruppi tribali, quattro dei quali nella regione del Kunene nell’Angola meridionale mentre gli altri tutti in Namibia. Provengono dalla regione centro-orientale dell’Africa, e si sono stabiliti tra i fiumi Kunene ed Okavango intorno alla seconda metà del 1500. Secondo la tradizione, ogni tribù era governata da un re che trasmetteva il titolo ereditario, ma in seguito ai cambiamenti apportati dai missionari cristiani le tribù vennero governate da un consiglio di capi tribù. Un altro cambiamento è stato il passaggio dal sistema ereditario matrilineare a quello patrilineare. Le terre vengono gestite dal capo di ogni gruppo tribale, ma non possono appartenere a singoli individui né possono essere vendute o ereditate. Oggi nelle zone rurali dell’Ovamboland ogni famiglia ha il suo kraal, simile ad un piccolo villaggio racchiuso da uno steccato. Le capanne hanno la forma circolare e tetto di paglia, c’è una zona riservata ai depositi nei quali viene immagazzinato il miglio, usato per produrre un’ottima birra. Nel centro di ogni kraal c’è il fuoco sacro della famiglia, ovvero un ceppo di mopane che brucia ininterrottamente giorno e notte.
Kavango: si suddividono in 5 gruppi: i Mbukusku, Sambiyu, Kwangari, Mbunza, Geiriku. A partire dagli anni ‘70 dello scorso secolo il loro numero è aumentato a causa delle migrazioni dall’ Angola dovute alla guerra civile. La maggior parte dei Kavango rimasti nelle zone rurali vive nelle pianure alluvionali di Nord-Est, dove allevano bestiame, pescano e coltivano miglio. La loro struttura sociale è di tipo matrilineare, che viene applicata per la vita quotidiana, dai matrimoni alle eredità, tuttavia le tribù sono governate da uomini che si trasmettono il titolo per eredità.
Herero: giunti in Namibia nella metà del XVI secolo dall’Africa centrale, principalmente dediti alla pastorizia, comprendono diverse tribù, come: Tjimba e Ndamuranda del Kaokoland; i Maherero di Okahandja e gli Zeraua di Omaruru; i Mbandero dell’Hereroland. Gli Himba del Kaokoland sono un sottogruppo degli Herero. Questa etnia creò una serie di organizzazioni atte a gestire la propria difesa ed i propri interessi economici, quali un consiglio dei capi che gestisce la difesa dell’etnia e sovrintende alle questioni tribali. La discendenza è in parte patrilineare ed in parte matrilineare: la madre trasmette agli eredi i beni materiali compreso il bestiame, mentre il padre trasmette istruzioni, riti, eredità in campo politico e religioso. La principale caratteristica degli Herero sono gli abiti portati dalle donne, che risentono dell’influenza dei primi padri missionari in epoca vittoriana: le donne herero, dapprima ritenute invereconde, furono obbligate ad indossare abiti di immacolate crinoline sopra una serie di sottovesti, decisamente poco adatti alla zona. Oggi tuttavia questo è segno di distinzione dell’etnia: le donne sono così ingabbiate in abiti anacronistici per realizzare i quali ci vogliono almeno 25 metri di tessuto, portano sul capo un cappello a forma di corno.
Himba: Le montagne e le pianure del Nord sono patria per questo popolo di nomadi alti ed indipendenti, che discendono da pastori Herero, cacciati, nel secolo scorso, da guerrieri Nama verso remote zone nord-occidentali, dove hanno continuato a vivere mantenendo la propria esistenza seminomade ed allevando pecore e capre. Ancora oggi questo gruppo rifugge il mondo moderno: famose in tutto il mondo sono le donne Himba per il bellissimo corpo statuario, lo scarno abito formato da un gonnellino di pelle, bracciali e collane. La pelle viene costantemente cosparsa di una pasta colorata a base di burro, cenere ed ocra. Per questo popolo il bestiame è sacro, tanto da costituire un tabù alimentare: solo durante matrimoni e funerali vengono uccise vacche, secondo un complesso rituale arcaico. Il prestigio e la ricchezza degli Himba dipendono dal numero di capi posseduto. I capi di bestiame vengono utilizzati anche come moneta corrente per risarcimenti e debiti vari. Discendenza ed organizzazione sociale sono matrilineari, la proprietà collettiva delle mandrie spetta alle donne delle singole comunità, sotto il controllo del fratello della madre. L’autorità politica e religiosa sono sempre nelle mani di un uomo, generalmente il capo-clan o il capo-famiglia.
Damara: appartengono al medesimo gruppo linguistico dei Nama, tuttavia i rapporti tra le due etnie sono sempre stati difficili. Costituiscono uno degli enigmi per gli antropologi: questa etnia infatti dervia da un guppo di raccoglitori e cacciatori di origine bantu, ma parla un dialetto khoisan. Per lungo tempo hanno occupato tutta la zona centrale della Namibia, da Rehoboth ai fiumi Swakop e Kuiseb, dalla quale furono cacciati e ridotti in schiavitù in seguito all’arrivo degli Herero e dei Nama. Un tempo pastori nomadi, ricevettero dal Governo 4 milioni e mezzo di ettari di terreno appartenuti agli europei, tuttavia il terreno del Damaraland è povero, perciò la maggior parte dei Damara oggi abita le aree urbane e lavora nelle fattorie europee.
Caprivian: vivono nel Caprivi, lungo le sponde dello Zambesi e del Kwando, e comprendono 5 gruppi: Lozi, Mafwe, Subia, Yei; Mbukushu. La maggior parte di loro vive di agricoltura, allevamento e pesca.
San: Sono i più antichi abitanti della Namibia e vivono nelle zone nord-orientali. Sono divisi in tre gruppi: i Naro di Gobabis; i Xukwe del Bushveld occidentale, del Kavango e del Caprivi; i Kung nel Bushveild orientale. Tradizionalmente, gli uomini hanno sempre tratto sostentamento dalla caccia e si sono sempre cibati di carne, mentre le donne si sono sempre occupate di reperire i frutti della terra, dei quali si cibano. I gruppi non superavano le 25-35 persone erano nomadi che si accampavano nei pressi di pozze o corsi d’acqua. Oggi purtroppo questo gruppo è molto più povero del passato. Il loro nomadismo e la grande flessibilità sociale gli hanno permesso di sottrarsi alle conquiste di altri popoli però ha anche impedito loro di organizzarsi rivendicando i propri diritti.
Nama: conosciuti anche come Ottentotti o Khoikhoi, al pari dei San hanno tutti la pelle di colore piuttosto chiaro, una struttura esile ed ossa piccole. In origine vivevano nella regione meridionale del Capo, ma all’inizio della colonizzazione europea vennero spinti verso Nord: alcuni si stabilirono dapprima nel Namaqaland, dove rimasero fino alla metà del XIX secolo conducendo una vita semi-nomade, per trasferirsi poi nella zona dell’odierna Windhoek. A causa delle continue lotte con gli Herero, l’amministrazione tedesca li confinò in alcune riserve; del loro antico passato resta poco. Oggi i Nama hanno in gran parte abbandonato le tradizioni trasferendosi nelle città o nelle fattorie europee che operano a livello commerciale, vestono abiti occidentali e si sono convertiti al cristianesimo.
Topnaar: sono in realtà un sottogruppo dei Nama ed occupano prevalentemente la parte centro-occidentale del Deserto del Namib e l’area di Walwis Bay. Diversamente dai Nama, per i quali la terra, per tradizione, era di proprietà comune, presso i Topnaar la terra si trasmetteva per via ereditaria all’interno delle famiglie. Oggi sono il gruppo più emarginato della Namibia: un tempo la loro fonte di reddito era principalmente la pianta spinosa di nara, elemento principale della loro dieta insieme a quanto riuscivano a cacciare. Oggi i loro territori si trovano all’interno del Namib-Naukluft Park, dove la caccia è vietata e la pianta di nara si trova sempre più di rado per l’impoverimento delle falde freatiche. Per questo molti Topnaar sono emigrati verso Walvis Bay, per lavorare a Narraville nelle fabbriche di inscatolamento del pesce.
Baster: ben 35.000 sono i mezzo sangue nati da unioni miste tra gli olandesi della colonia del Capo ed i Nama. Benché il loro nome derivi dal termine non certo gradevole di “bastards”, essi lo portano con fierezza e rispetto a sottolineare la loro origine mista. Da sempre professano con convinzione la religione calvinista. La maggior parte di loro risiede nella zona di Reoboth.
Tswana: sono il gruppo etnico più esiguo del Paese, imparentato con gli Tswana del Botswana e del Sudafrica. Vivono prevalentemente nelle regioni orientali del Paese, nel distretto di Gobabis. Sono costituiti dalle tribù Tlharo, Tlhaping e Bangologa e si dedicano prettamente all'agricoltura.
Europei: di origine prevalentemente Afrikaaner e Tedesca. La maggioranza vive nelle zone urbane, centrali e meridionali del Paese; sono attivi nel commercio, manifattura, agricoltura, servizi professionali e nell'amministrazione civile.







